Maggio 17, 2021

Il 9 Novembre, la tragedia sulle secche della Meloria

La tragedia della Meloria è il disastro aereo accaduto il 9 novembre 1971 nelle secche della Meloria, un tratto di mare situato a circa 7 km al largo di Livorno. L’episodio rappresenta il più grave incidente occorso alle forze armate italiane dalla fine della seconda guerra mondiale.

Nell’ambito dell’esercitazione militare NATO denominata “Cold Stream” e svoltasi in Sardegna nel novembre 1971 era previsto il decollo di nove aerei militari Lockheed C.1 Hercules ed un Hawker Siddeley Andover, tutti britannici, dall’aeroporto di Pisa-San Giusto, per effettuare un lancio di paracadutisti italiani sulle zone di operazione. L’Hercules della Royal Air Force matricola XV216, appartenente al No.24 Squadron di Lyneham, si inabissò al largo della costa livornese all’alba del 9 novembre 1971, con a bordo 6 militari britannici dell’equipaggio e i 46 paracadutisti italiani della 6ª compagnia “Grifi”, tutti periti nell’incidente.

La tragedia

Verso le 02:30 del 9 novembre 1971 i paracadutisti della Folgore scelti per la missione di addestramento salirono a bordo dei camion che li trasportarono all’aeroporto di Pisa-San Giusto, dove attendevano nove C-130 e un Hawker Siddeley Andover della RAF. Tutti i velivoli erano stati contrassegnati sulla fusoliera da un numero progressivo scritto col gesso, dall’uno al dieci.[6]

Il primo a decollare, alle 04:55, fu l’Andover (“Gesso 1”) provvisto delle attrezzature necessarie a calcolare in volo il CARP. Alle 07:00, sopra la ZL di Villacidro, in Sardegna, circa 50 km a nord-ovest di Cagliari, i dieci sabotatori paracadutisti del 9º Battaglione d’assalto paracadutisti “Col Moschin” si lanciarono dall’aereo e, una volta a terra, si prepararono a segnalare e difendere la ZL in attesa dell’arrivo dei nove C-130 con a bordo 220 paracadutisti del 1º Reggimento, 100 carabinieri paracadutisti, 44 artiglieri paracadutisti, 12 paracadutisti del quartier generale della Brigata Folgore e 20 della compagnia manutenzione, per un totale di 396 soldati suddivisi in 46 per ogni aereo, insieme a due direttori di lancio.

“Gesso 2”, il primo dei nove C-130, si alzò dalla pista di Pisa alle 05:41 con a bordo il generale Ferruccio Brandi, comandante della Folgore, e altri 43 paracadutisti del 1º Reggimento. Brandi compiva 51 anni proprio quel giorno. Decollarono in totale solo sette C-130, a distanza di quindici secondi l’uno dall’altro, perché “Gesso 9” e “Gesso 10” avevano subito dei ritardi. A pochi minuti dal decollo i piloti di “Gesso 5”, che segue di quindici secondi “Gesso 4”, dove sono imbarcati 44 paracadutisti della 6ª Compagnia e due direttori di lancio della Compagnia comando del II Battaglione paracadutisti “Tarquinia”, videro davanti a loro una improvvisa fiammata sul mare. Il primo pilota informò allora il comandante della formazione, tenente colonnello Scott, il quale cercò subito di stabilire un contatto radio con tutti i sette apparecchi in volo. “Gesso 4” non rispose. Scott informò allora la base e si diresse col proprio aereo “Gesso 8” sul presunto luogo dello schianto, mentre col resto della formazione procedette verso la Sardegna.

All’aeroporto di Pisa, il capo ufficio operazioni della Folgore, maggiore Antonio Milani, non appena saputo da “Gesso 8” che “Gesso 4” « è in mare », si dirige a bordo di un elicottero AB-205 del 26º Gruppo squadroni ALE verso il luogo che “Gesso 5” aveva indicato come probabile punto dell’incidente: le secche della Meloria. Sul posto vengono avvistati galleggiare in una grossa macchia d’olio gli zainetti dei paracadutisti, il carrello del velivolo e battelli di salvataggio vuoti. Il comandante della Folgore, generale Brandi, viene avvisato dell’incidente non appena arriva col paracadute a terra, e subito intraprese il viaggio verso Livorno, mentre il resto dei paracadutisti proseguì l’esercitazione. Le famiglie dei caduti vennero avvisate ufficialmente dal maggiore Dario Orrù, direttore della sala operativa del comando della Folgore.

Le ricerche di Gesso 4

Il Dipartimento militare marittimo “Alto Tirreno” della Marina Militare iniziò le ricerche mettendo in campo imbarcazioni e mezzi aerei. Il mare mosso e le poco precise indicazioni del punto d’impatto fatte dal personale di ricerca, però, ostacolarono le operazioni che portarono a un nulla di fatto.[9] Occorrevano dati più precisi, che comunque erano a disposizione. Incrociando i punti di osservazione da terra di due testimoni oculari con uno dei fari della Meloria, i maggiori Orrù e Milani individuarono un più plausibile punto d’impatto. Il 14 novembre l’allora capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Giuseppe Roselli Lorenzini, convocò Orrù per informarlo che stava partecipando direttamente alle ricerche, volendo inoltre sapere in quale punto di una carta nautica messa a sua disposizione si sarebbe schiantato “Gesso 4”. Il punto indicato da Orrù fu molto vicino a quelli indicati dal pilota e dal navigatore di “Gesso 5”, anch’essi presenti alla riunione. In questa nuova zona si recarono i dragamine Faggio e Ontano, e proprio l’Ontano, il 15 novembre, individuò a circa 50 metri di profondità il relitto di “Gesso 4”.

Le operazioni di recupero iniziarono il 17 novembre Coordinate dalla Marina Militare con la nave appoggio incursori Pietro Cavezzale e con l’aiuto di Carabinieri, Polizia di Stato e membri del Battaglione Sabotatori Paracadutisti. Diversi giorni dopo Nave Cavezzale fu affiancata dall’omologa britannica Layburn. I corpi recuperati dal fondale marino vennero issati su un rimorchiatore e portati a terra. I ragazzi vennero tutti identificati grazie alle matricole dei paracadute e al numero di matricola delle armi in dotazione a ogni singolo parà. Il giorno successivo, 18 novembre, il sergente maggiore dei Sabotatori Giannino Caria, si tolse la cima che lo teneva collegato ad un collega (andavano in coppia per sicurezza), forse per poter esplorare più liberamente i resti di “Gesso 4”, e rimase sul fondo. Un capitano dell’Aeronautica Militare avvertito dal compagno di immersione, si tuffò subito in mare e riportò alla superficie il corpo senza vita di Caria, decorato per il suo gesto con la medaglia d’oro al valore civile.

Nave Cavezzale rimase a Livorno fino al 10 febbraio 1972. In tale data vennero sospese le ricerche.A questa data erano stati ritrovati trentacinque paracadutisti e tre aviatori. Nave Cavezzale tornò altre due volte sul luogo della sciagura su segnalazioni di ritrovamenti da parte di subacquei che si immergevano nei pressi delle Secche della Meloria. Nel giugno seguente, nel corso di un’immersione nelle acque di Tirrenia, il maggiore Francesco Miglioranza trovò la salma di un altro parà. La vicenda fu la causa che diede inizio ad un nuovo ciclo di ricerche che portarono in superficie altri tre paracadutisti. Gli undici corpi rimasti non verranno mai ritrovati.

L’Elenco dei Caduti

Nella lista che segue sono riportati i caduti con il grado che avevano al momento della morte. Nel 2002 il deputato Roberto Lavagnini (Forza Italia) ha chiesto e ottenuto che a tutte le vittime italiane fosse conferito, a titolo onorifico alla memoria, il grado superiore.[12]

Militari britannici Flight lieutenant Colin G. Harrison (pilota) Flying officer Rick Swann-Price (co-pilota) Flying officer Mike Fawcett (navigatore) Flight sergeant Brian D. King (motorista) Sergeant Paul Fulford (loadmaster) Sergeant Ralph R. Lee (direttore di lancio) Militari italiani Sottotenente Pietro Maria Magnaghi Sottotenente Ernesto Borghesan Maresciallo capo Giuseppe Augello Sergente maggiore Carmine Celozzi Caporal maggiore Carlo Colombini Caporale Maurizio Benericetti Caporale Silvano BolzoniCaporale Antonio Fiumara Caporale Giuseppe Iannì Caporale Paolo Interrante Caporale Sandro Licori Caporale Franco Vantaggiato Paracadutista Leonardo Angelini Paracadutista Michele Carasi Paracadutista Ettore Carta Paracadutista Arcangelo Ciappellano Paracadutista Antonio D’Alessandro Paracadutista Giuseppe D’Alessandro Paracadutista Danilo Dal Zotto Paracadutista Fulvio Dall’Asta Paracadutista Vincenzo De Marco Paracadutista Ubaldo De Mitri Paracadutista Angelo De Vito Paracadutista Luciano Del Lago Paracadutista Guglielmo Di Natale Paracadutista Arturo Deiana Paracadutista Pietro DessìParacadutista Paolo Donnarumma Paracadutista Giuseppe Facchetti Paracadutista Marco Ferrari Paracadutista Renato Fracassetti Paracadutista Carlo Frasson Paracadutista Salvatore Fumusa Paracadutista William Furgeri Paracadutista Rocco Giannattasio Paracadutista Giovanni Giannini Paracadutista Alberto Gilioli Paracadutista Andrea Ginex Paracadutista Giuseppe Guarnieri Paracadutista Bruno Guidorzi Paracadutista Roberto Liuzzi Paracadutista Daniele Matelli Paracadutista Roberto Morganti Paracadutista Elia Quarti Paracadutista Silvano Sabatini Paracadutista Leonardo Torsello

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